A metà strada tra il mare e i monti, adagiato su uno dei colli che si elevano sulla sponda sinistra del Vibrata, il piccolo Centro coronato di mille vigneti, lontano dai rumori della civiltà industriale, ignaro della nevrosi e dell'ansia della vita moderna, prospera respirando ancora l'aria della sua antica civiltà contadina.
Di origini etrusche (lo stesso nome gli deriverebbe dalla dea Turan ), fu sempre centro agricolo importante, dedito soprattutto alla coltivazione di quell'antico vitigno tuttora oggetto di contesa tra Abruzzo e Toscana, dal quale l'avito vignaiuolo, spremeva (ce ne informa Plinio ) quel vino dalle virtù curative che servì ad Annibale, reduce dalla battaglia del Trasimeno, per curare i suoi rognosi cavalli e che l'imperatore Diocleziano, con apposito editto, onorò di un prezzo altissimo per l'epoca: trenta denari di bronzo al "sestario".
Lo chiamarono vino dei colli Palmesi, ma non poteva trattarsi che dei nostri vini, perchè, a distanza di tanti secoli, quel che oggi chiamiamo Montepulciano d'Abruzzo, continua ad avere la sua zona cru negli opulenti vigneti toranesi.
Assorto ad importanza di posto fortificato (Oppidum Turani) il paese, dopo aver conosciuto tutte le ignominie e le umiliazioni delle tante invasioni,fu raso al suolo nel 1494, durante la cosiddetta "guerra del gesso" di Carlo VIII. Ma il rigoglio della campagna e la fama dei vini incoraggiarono una sollecita ricostruzione e gli abitanti scampati all'eccidio, quasi ad auspicio di fortune migliori, aggiunsero all'antica denominazione l'aggettivo "Nuovo" e lo chiamarono Torano Nuovo.
La storia, la semplice storia, di questo antichissimo borgo s'identifica quasi nella storia millenaria del suo vino generoso, poichè dal commercio prosperoso di questo prodotto, i toranesi trassero, nel passato, fama di ineguagliabili vignaiuoli.
I secoli hanno di poco mutato il volto pacioso dell'antico villaggio che continua a vivere, anche in questi momenti di furia selvaggia, lasua calma, tranquilla cita di sempre.
Però, quasi inaspettatamente, ogni anno, ad agosto, esso esplode come impazzito in un'orgia di vino, salsicce e cacio pecorino. E' la Sagra.
Le vie e le chiuse piazzette pregne di effluvi, quasi incredule di tanta animazione, guardano ammirate e stupite i tanti sconosciuti, occasionali avventori. E la gente locale buona e ospitale, che ha messo in mostra, con orgoglio, il frutto della sua diuturna fatica, ma anche della sua antica bravura, sorride compiaciuta di tanto risultato, ma così... di sfuggita, frettolosamente.
Ha già nostalgia delle placide notti silenti, interrotte soltanto dal canto dolcissimo degli usignoli.